venerdì 29 febbraio 2008

Lettera aperta a Ferrara della Direz.Nazionale di AG

Caro Direttore,

quando si percorrono strade nuove e mai battute prima, qualche esitazione è umana, molto umana. Non vogliamo unirci alle schiere dei tanti entusiasti, più o meno sinceri, che ti consiglieranno di andare avanti senza tentennamenti. Vogliamo parlarti, di cuore, tra gente che è abituata a mettersi in gioco per quello in cui crede. Noi abbiamo fin dal primo giorno compreso la forza morale della tua lotta. Mentre tu lanciavi la Moratoria già alcuni di noi erano impegnati negli enti locali o in Parlamento a combattere una quotidiana piccola grande battaglia per la vita, per la maternità consapevole, per il sostegno ai Cav. Rivoli di un grande fiume, singoli nel grande popolo della vita a cui tu hai nobilmente dato voce in questi mesi. L'impegno e la coerenza dei nostri comportamenti ci anima a rivolgerti un ultimo, forse disperato, appello. Siamo convinti, e fai bene a rimarcarlo ogni volta che puoi, che la Politica non possa essere indifferente a questi temi. Il popolo della vita ha ottenuto importanti successi in questi anni: la grande campagna per l'astensione al referendum sulla legge 40, l'imponente partecipazione al Family Day, la centralità nella società della battaglia per la moratoria e la piena applicazione della 194. La forza di questi successi sta principalmente nell'aver creato alleanze inedite: politica e società, cattolici e laici, giovani e anziani, single e famiglie. Perchè rischiare di disperdere tutto questo, costringendo i tanti come noi che condividono questa battaglia ma si riconoscono in altre forze politiche a negarti il loro sostegno politico, civile e culturale? Perchè rinchiudere l'immenso patrimonio di senso comune e di vissuti personali e comunitari del popolo della vita in una gabbia, quando invece abbiamo la possibilità di contaminare altri settori della nostra società? Non è meglio combattere questa battaglia nel PdL, la grande famiglia che ospita tanti cattolici e tanti laici che non si riconoscono nella dittatura del relativismo laicista? Non è più utile alla causa sollecitare il centrodestra a valorizzare alcuni tra i tanti che questa battaglia l'hanno condivisa e portata avanti? Nei momenti delle scelte difficili molti sentimenti si inseguono. Tra questi ci può essere - e guai se non ci fosse - anche un po' di orgoglio. Qualcuno ti dirà che ritirarti sarebbe una sconfitta, che non puoi tornare indietro. Noi crediamo sarebbe peggio ridare fiato ai nemici della vita, a quelli che attendono con ansia il tuo x per cento per dimostrare (?) che della vita non frega niente a nessuno. Non essere così generoso con loro.
Con stima
Azione Giovani

martedì 26 febbraio 2008

Cosa c'entra poi Prodi con Walter?


Walter Veltroni ai limiti del trasformismo...persino sui nostri manifesti!!!

domenica 24 febbraio 2008

Il PDL per i Giovani..


Articolo tratto dal Libero del 23 Febbraio scorso.

5. Giovani


a) garanzie pubbliche per i “prestiti d’onore” e per il finanziamento d’avvio a favore di giovani che iniziano l’attività di impresa;

b) totalizzazione dei periodi contributivi;

c) “Bonus locazioni”, per aiutare le giovani coppie e i meno abbienti a sostenere l’onere degli affitti;

d) sul modello storico delle “casse edili”, ripresa del sistema delle mutue che, con sostegno pubblico e privato, garantiscono alla massa dei giovani assistenza sociale in caso di non lavoro e di bisogno;

e) introduzione di un credito d’imposta per le imprese che assumono giovani o che stabilizzano lavoratori precari;

f) comunità giovanili soprattutto nelle periferie degradate, aperte a tutti i giovani senza strumentalizzazioni ideologiche: combattere il degrado […] attraverso la realizzazione di vere e proprie comunità […] che consentano di fare sport, musica, teatro al di fuori dei circuiti commerciali.

venerdì 22 febbraio 2008

CHI E' GIORGIA MELONI E PERCHE' PUO' DIVENTARE SINDACO DI ROMA

Tratto da l'occidentale del 21/02/06 Articolo di Fabrizio de Feo

Il suo telefono squilla di continuo. E i parlamentari di entrambi gli schieramenti che la salutano nel Transatlantico di Montecitorio o davanti al bar Giolitti fanno fatica anche soltanto a complimentarsi con lei per la sua possibile candidatura a sindaco di Roma da parte del centrodestra. Quando, però, riesce a staccarsi dalla cornetta e le congratulazioni arrivano finalmente alla destinataria lei sorride, alza le sopracciglia e ribadisce che non c’è ancora nulla di deciso. E che non è affatto detto che sarà lei a sfidare Francesco Rutelli nella corsa al Campidoglio.Sono giornate strane per Giorgia Meloni, trentenne vicepresidente della Camera. Il suo atteggiamento è quello di sempre. Sorride, ironizza, dissimula e allontana da sé le lusinghe del potere, fedele al basso profilo che la accompagna da sempre nei passaggi fondamentali della sua carriera politica, da lei spesso affrontati “suo malgrado”, simulando morbide inadeguatezze pronte a tramutarsi in un impegno feroce. La piccola pasionaria della Garbatella non fa sconti o eccezioni. Anche a Gianfranco Fini - che dopo averla sondata per la Provincia le ha improvvisamente prospettato “l’upgrading” al Comune - ha risposto chiaro e tondo con un “obbedisco” pieno di perplessità e di senso di responsabilità. Il suo ragionamento è stato pressappoco questo: “Quello che voi chiedete io faccio ma non posso nascondere che mi sembra un’impresa titanica alla luce della mia esperienza politica”. E dire che anche Silvio Berlusconi ha dato il via libera alla sua candidatura e dopo aver letto i sondaggi che la danno al 36% - contando anche la concorrenza quasi sullo stesso terreno di Francesco Storace – ha pronunciato un ottimistico: “Si può fare”.E’ dentro Alleanza Nazionale – che avrebbe preferito avere la casella della Provincia dove magari spendere il nome dell’ex presidente, Silvano Moffa, mettendo in quota Forza Italia Giuliano Ferrara al Comune – però che si appuntano ancora alcune perplessità sulla scelta finale da compiere. E da qualche ora hanno ripreso a circolare i nomi di Maurizio Gasparri, Gianni Alemanno e Fabio Rampelli come possibili candidati. La favorita, però, resta lei. E con il passare delle ore la Meloni inizia ad abituarsi all’idea di affrontare una corsa a ostacoli piena di rischi ma anche capace di regalarle un enorme bagno di popolarità.D’altra parte l’idea di gettare nella mischia un volto nuovo e fresco, capace di sparigliare le carte, contro una vecchia volpe della politica come Francesco Rutelli piace a molti. Il duello tra lei, la giovane outsider, e un uomo inevitabilmente legato all’establishment romano accende la fantasia di coloro che sognano di ribaltare un verdetto già scritto. E c’è da mettere nel conto un altro aspetto: la pressione dal basso che sta salendo fino alla segreteria del partito. Il desiderio di molti militanti di An di vedere un volto nuovo, di avere il primo candidato sindaco donna della storia di Roma e di vedere su un proscenio così importante lei, la ragazza terribile dall’oratoria infuocata, passata attraverso un cursus honorum di tutto rispetto, prima a 21 anni come più giovane consigliera provinciale d’Italia, a 25 come prima ragazza a guidare un’organizzazione giovanile, a 29 come più giovane vicepresidente della Camera (un incarico, quest’ultimo, dove, tra regolamenti della Camera, cavilli giuridici, tranelli delle vecchie volpi della politica ha dimostrato di sapersi districare più che bene).Una ragazza che ha fatto strada politicamente cominciando a 15 anni in una sezione del Msi in una borgata rossa. Una senza padrini, né amanti, né parenti famosi, una che porta Roma stampata nella sua cadenza e nel suo accento, una che colleziona angeli (ne ha più di 300, di legno, vetro, cristallo, marmo, stoffa, gesso) ma sa al contempo mostrare gli artigli e a volte deve anche fare uno sforzo per tenere a bada il suo “caratterino” non proprio malleabile. Una con una passionaccia per la politica ma anche con un forte senso di appartenenza verso la sua comunità politica, quella di An e di Azione Giovani, rispetto alla quale sente sempre il dovere di restituire qualcosa.La nuova avventura di Giorgia, insomma, sta per iniziare. E la piccola, grande donna della Garbatella già affila le armi verbali per contrastare l’eloquio sornione e ammiccante di Francesco Rutelli. Consapevole che, comunque, male che vada al Comune, per lei si prospetterà un seggio sicuro in Parlamento. Un ritorno al recente passato che lei potrà affrontare senza il timore – che sembra accompagnarla da sempre - di non riuscire a gettare l’anello del potere nel fuoco, prima che il suo fascino malvagio abbia la meglio sulla sua passione di militante.

martedì 19 febbraio 2008

Ag Alatri per la modifica della 194

Abbiamo messo questi manifesti in giro per Alatri ed abbiamo ottenuto l’effetto sperato. A livello nazionale Azione Giovani ha riaperto la partita sulla 194. Viste le numerose campagne di stampa e televisione di questo periodo, è bene specificare che noi non c’entriamo niente con la proposta di moratoria, il nostro obiettivo è quello di far approvare da qualsiasi governo verrà una profonda modifica della 194. Il dibattito attuale parte da due presupposti, uno abortista, l’altro antiaborista. Se il dibattito sulla legge 194/78 parte da questi principi antitetici, difficilmente potrà compiersi un’analisi completa ed esaustiva che incida sulla realtà dei fatti. Dobbiamo partire da un dato: dal 78 ad oggi sono stati effettuati più di 4 milioni di aborti legali. La legge, non viene applicata del tutto. Ad oggi, nessun consultorio assiste la donna come prevede la legge. In questa direzione vogliamo che si intervenga, serve l’attuazione di questa parte di legge affinché le donne possano essere ampliamente informate sulle possibilità che vengono offerte dalla legislazione. A prova di ciò sta l’esperienza dei Centri Aiuto per la Vita. Non solo…un’altra battaglia che andremo ad affrontare sarà quella per iniziare un processo di coinvolgimento del padre nella responsabilizzazione del suo ruolo. E’ovvio che la decisione ultima debba spettare alla dona, ma è paradossale che il padre del bambino non possa partecipare neppure al principio di un processo decisionale. Serve, poi, una chiara e seria riflessione sulla vergogna delle motivazioni economiche e sociali presente nella legge. Le difficoltà economiche devono essere affrontate e risolte dallo stato in particolare per quelle donne che si trovano a portare avanti una gravidanza da sole, e con queste finalità proponiamo una serie di interventi, quali: punteggi maggiori per le ragazze madri nelle assegnazioni degli alloggi popolari, punteggi maggiori per le ragazze madri nei concorsi pubblici, costruzione di alloggi per ragazze madri sull’esempio degli alloggi per gli studenti ed agevolazioni tariffarie su trasporti, luce e gas, sull’acquisto di latte in polvere e tutto quanto è reso necessario dalla crescita e dallo sviluppo di un bambino. Chiediamo, poi, un ferreo intervento dello stato nei confronti di tutti quei medici che si rifiutano di eseguire interruzioni di gravidanza nelle strutture pubbliche,e, furbescamente, le praticano negli studi privati. Azione giovani si farà promotore in ambito nazionale anche di una legge parallela alla 194 per sostenere la maternità ed incentivare le nascite. Servono pacchetti di misure di supporto al reddito delle famiglie per ciascun figlio nato o adottato. Serve l’introduzione del quoziente familiare. Serve l’esenzione ICI delle unità immobiliari destinate a diventare abitazioni con dei bambini, serve, infine, l’istituzione di un fondo di garanzia di mutui per l’acquisto della prima casa. Ad Alatri, dopo aver mandato una serie di lettere alle parrocchie per rendere partecipe al nostro progetto il mondo storicamente più sensibile al tema, organizzeremo una serie di volantinaggi e altre iniziative a riguardo.

Ag Alatri.

lunedì 18 febbraio 2008

La dimensione " privata" della scuola firmata " I Care"


dal blog della Melandrina...


di Romana Liuzzo Dagli scranni del Parlamento o dalle poltrone dei talk-show esaltano la scuola pubblica, la celebrano come unica fonte del sapere democratico e chiedono di tagliare (e tagliano) i finanziamenti statali alla scuola privata. Poi, però dove mandano i loro figli? Nelle più prestigiose scuole a pagamento, con rette non certo accessibili a tutti. Sono i politici del centrosinistra e vip di area, girotondini e imprenditori radical chic, che non si fermano di fronte alle file per poter accedere in questi istituti a cinque stelle. Raccontano alcune madri del San Giuseppe De Merode, scuola privata, rigorosa, cattolica, che il ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, ha fatto di tutto per inserire ad anno iniziato una delle figlie nelle splendide aule con vista su piazza di Spagna. Raccontano pure che una delle signore in questione, la cui erede non era stata accolta per numero chiuso (30 al massimo), non abbia affatto gradito di sentirsi scavalcata. E pare sia successo il putiferio. Intanto, mentre l’ex sindaco di Roma insediava la giovane rampolla (il primogenito Giorgio ha studiato dai gesuiti), Antonio Tajani, la cui famiglia al San Giuseppe va da generazioni, dopo le scuole medie ha deciso di spostare il figlio per mandarlo in un liceo statale ai Parioli («Si trova benissimo» spiega l’europarlamentare di Forza Italia). Rutelli non è il solo: Nanni Moretti, l’ultimo leader dei girotondini, dopo aver invitato Massimo D’Alema e gli altri compagni a dire «qualcosa di sinistra», ha iscritto il proprio bimbo in un’esclusiva scuola anglo-americana, l’Ambritt, frequentata solo da ricchi rampolli dell’alta borghesia. Idem per Claudio Velardi, ex golden boy del governo D’Alema: il figlio ha frequentato la scuola americana. Marco Follini, neoresponsabile della comunicazione del Partito democratico, ha iscritto il proprio discendente, seguendo le procedure, nella scuola dei fratelli salesiani in pieno centro, a Roma. E al richiamo radical chic non ha saputo resistere nemmeno l’ex ds, ministro allo Sport, Giovanna Melandri. Per la sua progenie è stato ritenuto adeguato l’istituto San Giuseppe di via del Casaletto. Anche questo ambitissimo. Gestito da amorevoli suore. Istruzione a pagamento anche per Anna Finocchiaro, ex ministro per le Pari opportunità, uno dei 45 membri del comitato nazionale per il Partito democratico: le due figlie vanno in un istituto a Catania. Mettersi in fila, prego. L’attrazione della sinistra per la scuola privata non è roba di oggi: anche Piero Fassino ha studiato dai gesuiti. E chi avrebbe mai detto che un nonno di cognome Bertinotti andasse a prelevare i propri nipoti in uno degli istituti più chic di Roma, a gomito a gomito con la fondatrice del Manifesto, ex deputata e scrittrice di sinistra, Luciana Castellina? Politici ma anche giornalisti, tutti attirati come calamite dagli istituti a cinque stelle. Qualche esempio? Michele Santoro ha optato per il francese Chateaubriand. Il giornalista di Anno zero è in ottima compagnia. È francese e privata la scuola scelta dalla giornalista del Tg3, Bianca Berlinguer, per la bambina avuta dal sociologo Luigi Manconi. Lo stesso vale per molti altri fanciulli con genitori dalle spiccate tendenze a sinistra: da quelli dell’imprenditore Alfio Marchini a quelli dell’ex direttore della Stampa Marcello Sorgi, fino a quelli dell’ex senatore ulivista Vittorio Cecchi Gori. Noblesse oblige.

sabato 16 febbraio 2008

Ahiahiahi! Walter...il Pdl al 45% tra i giovani?

( Berlusconi e Giorgia Meloni ad Atreju)

Stando ad un sondaggio realizzato dalla Swg, l'istituto triestino guidato da Roberto Weber, si scopre che, non senza una certa sorpresa, il 30% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni, vota per Forza Italia. Soltanto il 19% dei giovani elettori intervistati dalla Swg ha intenzione di dare il proprio voto al partito democratico, inseguito da vicino da Alleanza Nazionale che ottiene il 15,5% delle preferenze. Al quarto posto della classifica stilata dall'istituto triestino, si piazza la sinistra Arcobaleno con l'11%.
Nemmeno sommando i dati degli azionisti di maggioranza dei due schieramenti la sinistrariesce a prevalere. Va detto che il sondaggio della Swg (pubblicato il 12 febbraio scorso sul sito ufficiale dei sondaggi politici e elettorali della presidenza del Consiglio dei Ministri) è stato realizzato prima che il PdL fosse una realtà. Per questa ragione l'istituto triestino conta di sfornare "un dato più aggiornato e in linea con i mutamenti del quadro poitico", spiega Roberto Weber, presidente della Swg, "entro la fine della prossima settimana".
Nonostante questo, però, la tendenza indicata in questo sondaggio (le interviste sono state realizzate fra ottobre 2007 e i primi di febbraio di quest'anno), non dovrebbero subire grandi variazioni, ma solo "assestamenti".
Quel che appare certo invece è il dato relativo agli indecisi, visto che l'indagine è stata realizzata su di un totale di 79.000 contatti. Secondo l'Swg, i giovani che devono ancora decidere per chi votare, sono almeno il 25% del totale. "Questa fascia tende ad assottigliarsi", dice Weber, "quanto più i partiti decidono di unirsi". Ma la semplificazione del confronto favorisce la scelta, mai come questa volta sarà necessario attendere la cristallizzazione delle coalizioni per avere indicazioni valide, per quanto concerne i sondaggi.
La situazione dunque è estremamene "fluida" dice Weber e "nulla è come sembra. Affermazione quanto mai veritiera visto che un altro sondaggio della Coesis research di Milano assegna a Gianfranco Fini il primato del leader preferito dagli italiani. Secondo l'istituto indipendente di ricerca, il presidente di Alleanza nazionale, in un immaginario confronto con Walter Veltroni, batterebbe il numero uno del Partito democratico di 3 punti percentuali (30 contro 27%).
La corsa sarà anche appena iniziata, ma i numeri cominciano già a dare le loro indicazioni. Soprattutto a chi crede di avere già le ricette in tasca (Libero)
Ahiahiai Walter..Infinocchiare i giovani, No, You can't!

venerdì 15 febbraio 2008

Dire bugie alla prima?....Yes, He Can!

«Pagare meno, pagare tutti. Oggi, grazie al lavoro del governo Prodi, possiamo fare quello che non è mai stato fatto». Questo è un passo del “discorso per l’Italia” che Veltroni ha pronunciato a Spello, ridente borgo dell’Umbria. Uno slogan riadattato del comunistissimo “lavorare tutti, lavorare meno” .Una mossa elettorale di non poco effetto, che cerca di rubare al Cavaliere uno dei suoi cavalli di battaglia. Peccato per il sindaco Walter che i fatti contano ancora più delle parole. Primo: l’eredità di Prodi è tutt’altro che incoraggiante: "il Sole 24 Ore" calcola, per il 2008, un buco di almeno 7 miliardi di euro. Altro che tesoretti. Si tratta di un deficit/Pil al 2,6%, contro il 2,2% previsto dal Governo. Tra le spese, oltre ai trasferimenti alle Regioni per il trasporto locale, c'è il contratto dei dipendenti pubblici, firmato mesi fa che deve essere onorato: servono da un minimo di 2 miliardi fino a un massimo di addirittura 6 miliardi. E ancora i costi per la crisi dei rifiuti in Campania (600 milioni). Poi i 400 milioni per tenere le varie elezioni(politiche e amministrative): ma quelli, prima o poi, sarebbero stati spesi comunque. Secondo: Nel suo mandato da primo cittadino di Roma, il Walter le tasse non ha fatto altro che aumentarle. Cito ancora uno studio, effettuato sui bilanci consuntivi ’05-’06 e quelli preventivi 2007, de “il Sole 24 Ore”: Roma è la quarta città capoluogo più esosa. Tenendo conto delle cinque principali voci delle entrate tributarie (l’Ici, l’addizionale Irpef,la tariffa sui rifiuti, l’imposta sulla pubblicità e l’addizionale per l’energia elettrica), l’amministrazione Veltroni preleva 655 euro a testa. Appena dietro Siena (699), Firenze (666), Bologna (657). Un elevato prelievo fiscale che non corrisponde ad un’elevata qualità dei servizi. Roma, nello studio di Italia Oggi sulla qualità della vita che tiene conto anche dei servizi offerti al cittadino, risulta 58esima, retrocedendo rispetto al 51esimo posto del 2006. Verrebbe da chiedermi: si può fare che Walter apre la campagna elettorale raccontando balle? Sì, si può fare. Purtroppo.


tratto da: voxpopulisalerno.blogspot.com

giovedì 14 febbraio 2008

Giorgia Meloni sul Governo....Ma quando la smetteranno?


Malgrado la bocciatura del Parlamento e degli italiani, il governo ancora in carica non rinuncia alla politica dei proclami e alle iniziative prive di qualsiasi utilità reale. 15 Milioni suddivisi su 14 città per “modelli innovativi di co-housing e co-residenza”, con servizi e spazi comuni in affitto: sono gli esempi di politica abitativa per i giovani secondo il Ministro Melandri. Chiamare questo ennesimo spreco di risorse, che rischiano di finire ai centri sociali e ai “soliti noti”, “Bando Casa” è un insulto ai milioni di giovani che combattono ogni giorno tra lavoro precario e sistema bancario inefficiente, nel tentativo di trovare una sistemazione abitativa decorosa”.
“Altri 19 milioni - come indicato nella nota diffusa dal Ministero - sono dedicati a progetti con finalità di “rispetto della legalità e promozione della cittadinanza, promozione del dialogo interculturale, sviluppo di luoghi di incontro e di socializzazione, incentivazione dei consumi meritori e mobilità territoriale e turismo giovanile”. Non sono queste le priorità dei nostri giovani, ognuno dei quali avrebbe saputo spendere meglio 34 milioni di euro provenienti dal fondo per le politiche giovanili. E’ solo l’ultima – speriamo – conferma della distanza che emerge tra le reali necessità della nazione e le politiche attuate da questo governo”.

mercoledì 13 febbraio 2008

Presidente Au su Walter


Partiamo anche noi con la Campagna Elettorale ed in attesa del comitato elettorale cominciamo da questa nostra piccola realtà informatica.


“Appare davvero ridicolo sentire Walter Veltroni che con faccia tosta prova a presentarsi come il nuovo che avanza e addirittura ad additare come vecchi gli avvversari politici.” commenta in una nota Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria, movimento studentesco vicino ad Alleanza Nazionale, in risposta alle recenti dichiarazioni del segretario PD. ” Veltroni ha vissuto da politico la trasformazione da PCI a PD, passando per PDS, DS e Ulivi vari. Con ognuna di queste etichette ha ricoperto ogni sorta di incarico da consigliere comunale per il PCI a Roma nel 1976, poi deputato nell’87, direttore de L’Unità nel 1992, candidato segretario del PDS sconfitto da D’Alema nel 1994, vice presidente del Consiglio sotto Prodi nel 1996, Sindaco di Roma e ora leader dell’ultimo arteficio politico, il Partito Democratico” ricorda Donzelli “Al Veltroni uomo di sistema - continua Donzelli - rispondiamo con la passione politica dei nostri militanti, con le schiaccianti vittorie elettorali nelle università italiane, schierandoci ogni giorno contro le antiche caste baronali e contro il vecchio sistema partitocratico che il neo leader del PD tanto bene conosce avendone percorso tutta la storia da protagonista. Anche in questa legislatura, che lo pseudo-giovane Walter vorrebbe prolungare con metodi da antica politica, la destra ha orgogliosamente risposto ad un ministro per le politiche giovanili 46enne con un vice presidente della Camera eletta quando non aveva ancora trent’anni” “Non ancora pienamente soddisfatti, speriamo in un ulteriore e progressivo rinnovamento del centrodestra, sia in uomini che in idee, ma nel percorso del ringiovanimento l’ultimo che può dare lezioni e lanciare proclami è Veltroni. Se il centrodestra è vecchio, Veltroni è la Preistoria” conclude il leader della destra universitaria...

Non farti ingannare!



sabato 9 febbraio 2008

Ag Alatri ricorda il dramma delle foibe




10 febbraio: Giorno del Ricordo
Ricordo le migliaia e migliaia di uomini, donne, anziani e bambini, lasciati morire nel buio di una foiba, seppelliti vivi tra i morti. Perché si risparmiassero le pallottole. Ricordo maestri, preti, soldati, operai, studenti seviziati e uccisi dalle milizie comuniste jugoslave nelle scuole, in strada, in chiesa, in casa propria. Cadaveri disseminati senza pietà lungo tutto il confine nord-orientale d'Italia. Ricordo giovani donne torturate con tenaglie roventi, rinchiuse in gabbie di ferro, stuprate ed esposte al ludibrio degli uomini di Tito. Ricordo quei carnefici ancora impuniti, prosciolti dall'accusa di sterminio per aver operato in territorio "extranazionale" o mai neanche processati. Ricordo la disperazione dei 350 mila esuli italiani di Fiume, dell'Istria, della Dalmazia. Costretti ad abbandonare le loro case, le loro terre, i loro ricordi radicati nei secoli. Ricordo migliaia di persone scomparse nel nulla che l'Italia, l'Europa ed il mondo hanno fatto finta di dimenticare. Ricordo il silenzio degli storici di partito e l'omissione complice della scuola pubblica italiana, perché le giovani generazioni non sapessero, perché non ricordassero. Il 10 febbraio di ogni anno, nel "Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano - dalmata e delle vicende del confine orientale" io indosso il fiocco tricolore per tributare il mio riconoscimento a questi Figli d'Italia troppo a lungo dimenticati. Io ricordo. E tu?

PDL...l'analisi vera che va fatta è questa:


da www.gianmariomariniello.it

Premetto che i partiti nati a tavolino non mi piacciono. La mia militanza, il mio sudore, le mie lacrime (di rabbia - spesso - o di gioia - più raramente) mi inducono istintivamente a rifiutare un partito nato senza discussione, senza congresso… senza un percorso, insomma.La scelta di Fini che, smentendo se stesso, ha deciso di far aderire AN a “il Popolo della Libertà” è obbligata. Se si fosse andati alle elezioni con il Pd da una parte ed il Cav. dall’altra, AN avrebbe fatto la fine della Cosa rossa. Se si fosse andati con una coalizione di 4 o 14 partiti, in un probabile accordo Veltroni-Berlusconi dopo le elezioni, AN sarebbe rimasta fuori. Ed avrebbe fatto la fine della Cosa rossa.Tutta tattica, mi direte. La politica “romana” è così. E Fini è un politico “romano”, a differenza di Berlusconi. Ma la mossa di ieri ha anche effetti positivi. Con “il Popolo della Libertà”, il democristiano Casini è stretto nell’angolo. Da sinistra è attaccato dalla “Rosa bianca”, che gli porta via tanti quadri e qualche elettore; da destra è attaccato dal listone unitario che gli poterà via qualche quadro e tanti voti, relegandolo all’irrilevanza politica, dato che difficilmente l’Udc potrà avere un seggio al Senato, stante lo sbarramento all’8%. E se l’Udc aderirà al listone, dato che Casini vuole fare il Ministro degli Esteri? In tal caso, Casini non avrebbe più senso nella politica italiana. I poteri forti che lo sostengono in chiave anti-Cav., lo abbandonerebbero immediatamente.E soprattutto “il Popolo della Libertà” federato con la Lega Nord, se dovesse vincere le elezioni, darebbe vita ad un Governo di centrodestra che dovrebbe garantire governabilità (specie se non ci sono quelli dell’Udc).Quanto poi al movimento giovanile, al partito, ai gruppi consiliari, agli enti locali, se ne parlerà dopo il 13 Aprile. Giusto che sia così.

mercoledì 6 febbraio 2008

Ag/ An: una battaglia per la Modifica della 194!

Dal documento programmatico di An, alla necessità di una militanza locale su questo tema...



In occasione del trentennale della 194, meritano approfondimento, a nostro avviso, alcuni passaggi, nella prospettiva che il confronto non resti teorico, ma conosca sviluppi pratici: a) La fase della dissuasione-prevenzione prevista dall’art. 5 della 194 va finalmente attuata, avviando la formazione mirata di tutti i soggetti che in essa sono chiamati a intervenire, prevedendo apposite risorse nei bilanci nazionale e regionali, che rendano non virtuali le alternative all’aborto proposte nel singolo caso, con una verifica dei risultati. Discuteremo con i nostri rappresentanti nei Consigli regionali le modalità per rendere effettiva tale fase. La disapplicazione di questa parte della 194 deriva largamente dall’aver fatto coincidere il concetto di prevenzione dell’aborto col concetto di prevenzione dei concepimenti: con questo tipo di condizionamento, è facile per il medico che rilascia il certificato ritenere declamazioni prive di significato le indicazioni della legge tese a rimuovere le cause dell’aborto. La prevenzione dell’aborto va invece legata il più possibile alla prosecuzione della gravidanza, per quanto difficile o inizialmente non desiderata, al fine di tutelare insieme il concepito e la madre. b) L’art. 2, comma 2, della 194 stabilisce che "i consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni di volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita". Ci sono associazioni di volontariato, in particolare i Centri di aiuto alla vita promossi dal Movimento per la vita, che da trent’anni, sparsi in tutta Italia, hanno garantito a circa centomila donne la libertà di non abortire e ad altrettante vite umane la libertà di non essere uccise. Spesso le strutture sanitarie hanno fatto apparire questo successo – un successo anzitutto per la donna, che è stata aiutata a prendere una decisione coraggiosa, ma certamente meno drammatica del ricorso all’aborto – quasi come una colpa, o come un segnale di pericolosa faziosità. Chiediamo invece che siano promossi accordi più stabili e diffusi con queste realtà, tesi a rendere la loro attività meno complicata, con minori ostacoli all’interno delle strutture sanitarie. Un maggiore coinvolgimento delle associazioni di volontariato è in grado di sollecitare e di mettere in moto le realtà che dovrebbero realizzare l’aiuto alla maternità difficile. Se è più comodo per una struttura sanitaria dire alla donna "questo è il certificato, vai pure ad abortire…", una convenzione che in un ospedale consenta di avvalersi di chi ha un approccio meno formalistico e sommario può indurre invece a prendere realmente in considerazione strade diverse, senza che questo si traduca in pressioni sulla gestante. Anche su questo fronte attiveremo un confronto con i consiglieri regionali del Partito. c) L’art. 7 comma 2 della 194 stabilisce che quando il concepito ha possibilità di vita autonoma "il medico che esegue l’interruzione deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto". La cronaca recente e meno recente informa che ciò non accade. Sul punto la 194 va resa più chiara. Il progresso scientifico ha anticipato la possibilità di sopravvivenza nei nati prematuri. La collocazione alla fine del sesto mese di gravidanza della distinzione tra aborto e parto prematuro – non scritta nella legge 194, ma tradizionalmente ripetuta nei manuali medici – è superata. Ai Centri di aiuto alla vita si moltiplicano le notizie di bambini "abortiti", ma contrassegnati da evidenti segni di vita (battito cardiaco, gemiti, atti respiratori), eppure lasciati morire sul tavolo operatorio. "Lasciar morire" e in qualche caso – come pure accade – "affrettare la morte" è il contrario di "salvaguardare la vita". d) Nella legge 194 non è mai formalmente riconosciuta la possibilità di abortire per ragioni eugenetiche, ma solo in quanto queste ultime incidano sulla salute della donna; e tuttavia, il richiamo alle malformazioni del nascituro c’è. Dopo trent’anni è venuto il momento di chiedersi – e ciò va fatto anzitutto in Parlamento – se è giusto non modificare il passaggio di una legge in base al quale un essere umano non ha il diritto di vivere in quanto è "malformato", o comunque lo ha in forma più fievole per il solo fatto di non essere ancora nato. e) L’art. 4 della 194 ricomprende le varie "indicazioni" all’aborto (economiche, sociali, familiari) sotto il più ampio riferimento alla salute della donna. La salute, quindi, non ha una accezione limitata a patologie riscontrate in modo scientifico, ma viene interpretata come estesa alla salute psichica: il concetto di salute esce dai manuali di medicina per abbracciare il senso di completo benessere, fisico e psicologico. In questi termini la nozione di "aborto terapeutico", su cui si fonda l’intero impianto della legge 194, consiste nel far presente a una donna che può liberarsi del figlio non ancora nato nell’illusione di "stare psicologicamente meglio" e che può sopprimere un bimbo in utero, forse anche capace di vita autonoma, solo perché fonte di alterazione del proprio benessere. Anche su questo è giusto fornire risposte in termini di adeguate modifiche legislative. f) Infine, il padre. Il cui ruolo è reso marginale dalla 194: può essere coinvolto nella decisione della donna di abortire solo se lei lo desidera, e questo anche se i due sono coniugati. Il padre del concepito va invece informato della gravidanza e va coinvolto, almeno a livello consultivo, nelle decisioni riguardanti la vita del figlio, ai fini della difesa della vita e del sostegno alla madre. Pari opportunità vale anche per i padri in ordine alla scelta del destino dei propri figli.
A nostro avviso, l’iniziativa politica non va limitata al Parlamento nazionale e/o ai Consigli regionali: essa deve attraversare il Parlamento europeo, sede in questo momento di tendenze ostili al diritto naturale. Mai come in questo momento la frontiera del diritto alla vita coincide col futuro politico della nazione, dell’Europa e con le sorti stesse della politica.

Difendi la Vita, Sempre!


martedì 5 febbraio 2008

aG CoMuNiCa...

Domani alle ore 15.00, Conferenza Stampa di presentazione della campagna : Alatri merita di più! Verranno anche trattati dei temi quali la mancata assegnazione della delega alle politiche giovanili ed il carnevale, quest'anno disordinato e pericoloso come mai.

aG AlAtRi.

domenica 3 febbraio 2008

La Nuova Alatri: Identità - Sicurezza- Onestà

( Foto Simone Macciocca) Il ruolo che piano piano ci stiamo conquistando nella concertazione politica di Alatri è il risultato di una passione nata dall’esigenza di far tornare i ragazzi della nostra città al centro delle decisione e dalla volontà di rappresentare una generazione troppo spesso dimenticata. Ag Alatri è una comunità nata per far prevalere l’interesse comune di chi vuole curare l’intero giardino dall’interesse particolare di chi vuole curare solo il proprio orticello. Alatri è la nostra terra ed Alatri è la terra dei nostri padri, una città speciale da difendere da chi ne fa troppo facilmente un terreno su cui speculare. Amiamo Alatri e ci arrabbiamo, quando la nostra
cittadina non viene rispettata. Difendere il Futuro della città, incentivare le politiche giovanili, intervenire in modo deciso sul centro storico, prevenire le situazioni di insicurezza, siano esse sociali o ambientali, questo è il sentiero che vogliamo tracciare per la nostra città che è potenzialmente straordinaria ma che è stata resa sterile e opaca da una politica stantia e personalistica. Ag fa paura, Ag sta diventando scomoda perché con la nostra voglia di fare, con il nostro disinteresse verso qualsiasi ambizione personale, con la nostra serietà operosa stiamo mettendo alle strette chi alle poltrone ci si avvinghia. Ad Alatri esiste un problema , un problema che si chiama immigrazione e dal quale è inutile scappare. Di recente sono stati richiesti dai cittadini maggiori controlli sugli affitti e sulla regolarità degli immigrati in Alatri. Ag intende sollecitare l’Amministrazione affinché questi controlli avvengano tempestivamente. Tali controlli sono necessari affinché l’immigrazione rappresenti per Alatri quasi un valore aggiunto e non un motivo di insicurezza per l’intera cittadinanza. Chiedere sicurezza aiuta, infatti, sia i cittadini di Alatri sia gli immigrati regolari. Anche nel nostro paese è necessaria quella politica ispirata ad un modello di integrazione fra sicurezza ed identità che An sta costruendo per l’Italia. Non dobbiamo permettere che l’estraneità verso delle tradizioni differenti dalle nostre divenga paura, dobbiamo invece prevenire questo nostro sentimento di paura tramite la proposizione di
un’immigrazione di qualità che estrometta da Alatri chi non la rispetta e che aiuti chi desidera ricevere la cittadinanza italiana nel rispetto delle nostre usanze e delle nostre tradizioni. Ag è un movimento nazionale, il movimento giovanile di An, ma non siamo un’Alleanza Nazionale per i più piccoli. Siamo il contenitore politico di salvaguardia di tutti quei valori che sono definiti di destra e l’avanguardia militante che non si dimentica di dare pecche al suo stesso partito quando prende delle decisioni che non ci piacciono.

Ag Alatri

sabato 2 febbraio 2008

Costantini, Pres. An, sulla situazione politica






In un momento di grande confusione politico – amministrativa, quale responsabile cittadino di Alleanza Nazionale sento una grande responsabilità nei confronti dei tantissimi cittadini che, nel 2006, hanno scelto un’amministrazione di centrodestra per guidare la nostra città. Sicuramente le loro attese, le tante speranze di cambiamento, sino ad oggi non hanno avuto grandi risposte e questo fa crescere ancor di più il senso del dovere che alberga in chi concepisce la politica quale servizio e strumento per migliorare la società. Senza voler cercare per forza un colpevole (perché quando le cose non vanno la colpa non è mai di uno soltanto), è arrivato ormai il momento di fare una sana, sincera e profonda analisi della situazione politico – amministrativa cittadina per intervenire lì dove il meccanismo si è inceppato e continua ad incepparsi. Di fronte ai problemi non ci si è seduti a tavolino ad analizzare la situazione per individuare la soluzione. No, si sono adottate soluzioni drastiche, senza sapere che così facendo il problema non si risolve ma lo si ingigantisce. La città ha bisogno di risposte, anche urgenti, di interventi, anche immediati, ma più di tutto ha bisogno di una programmazione che individui le strade che tutti devono seguire per raggiungere gli obiettivi prefissati. Se, ad esempio, si individua quale punto principale del programma il recupero ed il rilancio del centro storico (così almeno dovrebbe essere), tutti gli assessorati devono far convergere il loro operato, o gran parte di esso, verso il raggiungimento di tal fine. Altrimenti si potranno porre in essere manifestazioni, opere, atti tutti bellissimi e lodevoli, ma che non portano risultati. La politica è come il gioco alla fune: se si tira tutti dalla stessa parte si raggiunge una forza notevole e si procede, se si tira in direzione diverse ed opposte non ci si muove o, al massimo, ci si sposta di qualche centimetro. In ragione di ciò voglio fare un appello in primis al Sindaco, persona perbene, e poi a tutte le componenti di centrodestra: finiamola di litigare, siamo stati chiamati dagli elettori per amministrare la città e per farle fare quel salto di qualità che il centrosinistra non ha saputo farle fare. Definiamo congiuntamente regole certe, un programma di fine consiliatura, il percorso da seguire: ritroviamo lo spirito di abnegazione e di servizio che deve animare ogni amministratore e ripartiamo alla grande per far tornare a splendere la nostra città. Ma se ciò non fosse possibile, se non si riuscisse ad individuare un percorso chiaro, comune e favorevole per la città, allora lo stesso senso di responsabilità nei confronti della città stessa mi spinge a ribadire che non servono accordi di bottega, ma è necessario andare a casa e sottoporsi al giudizio degli elettori.


Remo Costantini

Noi...Zero Euro...tu...Anno Zero...

Da wikipedia:
Beatrice Borromeo
(San Candido, 18 agosto 1985) è una modella e conduttrice televisiva italiana.
Discendente della famiglia Borromeo dal lato paterno, sorella di Lavinia (moglie di John Elkann) e nipote di Marta Marzotto. Ha conseguito il diploma di maturità liceale classica e studia giurisprudenza presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano.
Il suo debutto come modella inizia a sedici anni, quando sfila a Piazza di Spagna per una rassegna di Chanel. In seguito diventa testimonial dei marchi di Anna Molinari, Ermanno Scervino, Rocco Barocco ed Ettore Bilotta.
Insieme a Michele Santoro conduce il programma televisivo Anno Zero, in qualità di presentatrice [citazione necessaria] ed opinionista di una rubrica del programma. È intenzionata a diventare giornalista politica.


Ma dai sì! Parlaci del Precariato!
Lei: "Ho 21 anni e vivo a Milano. Mi capita di arrivare a Milano la sera tardi, magari alla Stazione centrale: mi sento abbastanza tranquilla, ma sento che attorno a me cresce la paura, la diffidenza verso gli immigrati."
Noi: " Abbiamo tra i 14 e i 3o anni e viviamo ad Alatri. Ci capita di arrivare in piazza la sera tardi, magari da soli: non ci sentiamo per niente tranquilli, e sentiamo che attorno a noi cresce la paura, e non faccio in tempo a pensarlo che qualcuno potrebbe già averci derubato, menato o chissà che altro...".
Santoro, la Borromeo non rappresenta la nostra generazione. Fattene una ragione.