lunedì 28 aprile 2008

Qualcuno era comunista... o no?!

( il Sindaco di Roma con noi di Ag Alatri...)
( il Sindaco di Roma con qualcosa che rappresenta il Popolo Romano)

Now we are free!







mercoledì 23 aprile 2008

Spettacolo ad Alatri! Ag in rivolta contro Fioroni, Scalia, Marrazzo, De Angelis ecc...

Grazie agli amici di Ceccano per la ripresa e il montaggio...

Tibet...presto iniziative anche ad Alatri, intanto un riassunto storico.

DIRITTI CIVILI IN TIBET
TIBET: 56 ANNI TRA OCCUPAZIONE E INDIFFERENZA

Nel mondo esistono ancora molti paesi nei quali la Libertà di espressione religiosa è quotidianamente negata. Paesi nei quali anche i più elementari diritti umani sono negati con la violenza ed il sopruso. Paesi vittime delle angherie militari di "vicini" più forti. Paesi nei quali "COMUNISMO" fa ancora rima con "MORTE" e "SOPRAFFAZIONE". Tra questi c'è il Tibet.

Sono passati 56 anni esatti da quando le truppe cinesi invasero il Tibet. Oltre mezzo secolo di occupazione, di sopraffazione, di ferocia. Un mezzo secolo carico di sangue (1.200.000 morti), di distruzione (287 templi distrutti su circa 300), di repressione (migliaia di arresti e di esuli). Il Tibet, uno scrigno incontaminato, il tempio della spiritualità invaso dal materialismo e dall’arroganza di chi sognava la “Grande Cina”. Il Tibet, terra indipendente e viva da secoli rivendicata senza alcun diritto da chi ne ha cercato la distruzione e, col tempo, la sta ottenendo. Un popolo con una propria lingua (che non è quella cinese), con una propria religione (che non è quella cinese), con una propria specificità etnica (che non è quella cinese), con una propria storia (che non è quella cinese) che “naturalmente” viene costretta a sentirsi cinese. Una società tradizionale fondata sull’ordine arcaico, sulla figura del monaco e del contadino che si trova d’improvviso trasformata con le armi in un’accozzaglia di classi sociali: da una parte i “lavoratori” (chi accetta supinamente di essere sfruttato), dall’altra i reazionari” (chi non riconosce l’autorità cinese). Un popolo guidato da una figura, il Dalai Lama, costretta a fuggire nove anni dopo l’occupazione tra le umiliazioni e le bombe e tuttora esule, lontano dalla sua gente e dalla sua terra. Uomini e donne private, in patria, dei diritti elementari; obbligati a sottostare alle leggi del turbo-capitalismo in salsa comunista e della repressione del “Colpisci duro” dei generalissimi del regime. I monaci, figura di una centralità storica per il Tibet, costretti a prostrarsi con servilismo alle volontà delle Guardie Rosse che impediscono loro perfino di appendere il ritratto del Dalai Lama nei templi o0 nei luoghi di preghiera. I contadini, espropriati delle terre e privati di ogni identità, costretti a lavorare al soldo degli immigrati cinesi per due soldi. Istruzione, libertà di culto, diritti civili,libertà di espressione: parole che ormai non hanno più un senso. E l’Occidente? Dov’è finito l’Occidente paladino dei diritti , esportatore di democrazia e di libertà? Sono state varate tre risoluzioni ONU di condanna nei confronti dell’occupazione cinese, il Parlamento e il Congresso americano si sono espressi definendo “Illegale” l’azione di Pechino, un premio Nobel per la pace è stato consegnato al Dalai Lama. Ecco l’Occidente, qualche pezzo di carta non troppo offensivo e una statuetta, un’ infinità di lungaggini e di discorsi. Da una parte le sinistre europee che, alla timida ricerca di un’emancipazione dal comunismo “storico”, non hanno il coraggio di schierarsi apertamente e glissano. Dall’altra la destra, o presunta tale, troppo impegnata a discutere leggi per preoccuparsi di chi soffre a quindici ore di volo dai nostri Parlamenti e dalle nostre democrazie. Come sempre accade la necessità scavalca il principio. Si grida “al lupo” ma non si ha il coraggio di ostacolarne l’opera. E’ la legge dell’economia e del libero mercato che conta e d’altronde come dare loro torto: i lavoratori cinesi sono la manodopera utilizzata anche dalle “nostre” multinazionali. Qualcuno ha forse il coraggio di compromettere cotanta opportunità economica? No, nessuno alza l amano. E poi, lo sanno tutti, nessuno fa niente per niente. IL Tibet è una regione “autonoma” situata a nord della Cina e con un’altitudine media di 4.000 metri. Ergo: in Tibet non c’è petrolio, non c’è gas naturale, non ci sono vallate da trasformare in distretti industriali , non ci sono masse di consumatori pronte a strapparsi i capelli per l’ultimo cellulare alla moda. In Tibet ci sono montagne, monaci, contadini, templi, casupole e qualche pascolo: quale razza di profitto se ne può ricavare? L’unica attività tradizionale è quella tessile e di certo, essendo artigianale, non può essere paragonata alla produzione cinese di abiti a basso costo. Un conto è l’artigianato, un altro è la produzione di massa standardizzata... Provate un po’ a dire che preferite tutelare la prima e vediamo che succede. Si corre in aiuto di ciò che la gente conosce e comprende, di ciò che buca lo schermo o commuove lo l’animo sornione di quale moralista. Il Tibet non è niente di tutto questo poiché non buca lo schermo, non commuove e non fa notizia. Ecco la storia dell’ultimo mezzo secolo in Tibet, tra il sangue e l’indifferenza, tra la repressione qualche timida simpatia che non si mostra mai troppo evidente. E intanto, mentre noi discutiamo delle ultime nomination al “Grande Fratello” l’epopea del popolo tibetano continua imperterrita la sua marcia. Anno dopo anno siamo arrivati a contarne 56 e per ognuno di questi abbiamo contato migliaia di detenuti e di morti, di esuli e di perseguitati. Quando saremo arrivati a 100 il Tibet non esisterà più, sarà l’Atlantide del ventunesimo secolo, la “terra di mezzo” dove tutto scorreva con grazia e poi d’improvviso arrivano le armate del male a dettar legge. Ma in Tibet non ci sono maghi, anelli o armate della salvezza, al massimo qualche monaco in preghiera, l’unica arma possibile contro i mitragliatori dell’esercito cinese. Cosa ci resta da fare nel quotidiano? Parlarne, scriverne, attivarsi; arrivare a far sì che anche il Tibet buchi lo schermo ed entri nel circuito mediatico. E che la gente non creda più che quella terra magica sia solo il set di un bel film con Brad Pitt. (Articolo di Marco Scatarzi pubblicato sul N°37 di "LETTERATURA TRADIZIONE" diretto da Luca Gallesi)

domenica 20 aprile 2008

Abbiamo vinto!


Abbiamo vinto. Tanto, ovunque, costantemente. E’ stata una campagna elettorale lunga due anni, iniziata in una notte amarissima per il nostro popolo. Quella del 2006, la notte in cui Romano Prodi festeggiava con Rutelli e Fassino in piazza Santi Apostoli a Roma una vittoria virtuale, ma non per questo meno bruciante. Da quel giorno, da quelle immagini di arroganza e cinismo abbiamo sofferto a lungo, poi lottato duramente e – infine - vinto.

lunedì 7 aprile 2008

Tofani per la Ciociaria, i giovani Ciociari per Tofani.





In questo contesto elettorale dove il Pd, anche quello ciociaro, continua ad ereggersi a difensore delle prospettive giovanili nonostante i fatti, due anni di Governo dove non è stato in grado di intervenire praticamente su nulla per quanta riguarda le giovani generazione, è importante sottolineare quali sono stati, invece, i fatti concreti riguardo noi giovani messi in pratica dal Popolo della Libertà. In particolare ci preme sottolineare un risultato dell’attività politica del Sen. Tofani: Il Finanziamento di 4,5 milioni di euro per la realizzazione della rete telematica a larga banda dell'Università di Cassino per la ricerca, la didattica e i servizi al territorio (67 Km. di fibre ottiche che da Cassino, passando per la Valle di Comino e Sora, raggiungono la città di Frosinone).
Tale intervento rappresenta qualcosa di assolutamente innovativo e importante per i giovani della nostra provincia e per l’intera cittadinanza. Tramite questo intervento, infatti,non solo è stata data maggiore qualità all’Università, che grazie a ciò oggi ha la possibilità di avere collegamenti informatici con le sedi distaccate nella nostra provincia, ma anche manforte a quella grande quantità di ragazzi che utilizzano quotidianamente internet per lo studio o per altro e che oggi, grazie al Sen. Tofani, si collegano con maggiore facilità. Questa è la testimonianza diretta dell’attaccamento del PDL al nostro territorio, la testimonianza diretta di una capacità progettuale per la nostra terra diversa da quella messa in atto dal centrosinistra, capacità che nel caso del Pd ciociaro manca del tutto. Una provincia in stato cadaverico, infatti, è il prodotto di diretta derivazione da anni di amministrazioni di centrosinistra. Nessuna prospettiva occupazionale, nessuna capacità di progettazione, tante promesse mancate ed un pizzico di autoironia politica ( invitare Fioroni all’inaugurazione di una scuola, accoglierlo, sostenerlo elettoralmente dopo aver più volte sottolineato la sua diretta responsabilità per la mancata assegnazione del terzo scalo). Non possiamo, dunque, che concludere invitando tutti i giovani che hanno a cuore il nostro territorio, la nostra terra, a votare in modo convinto il Popolo della Libertà, unica vera realtà politica a cui sta cuore il futuro delle giovani generazioni, unica vera realtà politica che ha sempre dato prova, come testimonia quanto fatto dal Sen. Tofani, di amare profondamente la Ciociaria. Non fatevi fregare da chi si ricorda di voi solo quando ha bisogno del vostro voto.

Comunicato Provinciale : Azione Giovani Frosinone

Meloni su scuole di specializzazione: “Il Governo dei Ministri Pd getta nel caos 11.830 aspiranti insegnanti Il merito non uno spot elettorale

in una nota Giorgia Meloni dichiara: “Per colpa del Governo guidato dal presidente del PD, 11.830 iscritti al nono ciclo della scuola per insegnanti rischiano di veder andare in fumo i sacrifici sostenuti per arrivare all’abilitazione. Fino ad oggi infatti per insegnare nelle scuole medie superiori era necessario frequentare e superare le SSIS (Scuole di Specializzazione per gli Insegnanti della scuola Secondaria), il cui esame finale aveva valore di abilitazione e consentiva l’inserimento nelle graduatorie provinciali. A differenza degli specializzati dei cicli SSIS precedenti, però, la chiusura delle graduatorie provinciali - che secondo il provvedimento inserito nella Finanziaria da Fioroni diventano “ad esaurimento” - nega l’accesso agli iscritti al nono ciclo. Il tutto senza che nel frattempo sia stato individuato un sistema di reclutamento per chi già iscritto alle SSIS”.
“Dopo aver conseguito la laurea di secondo livello, superato il difficile esame di ammissione alla SSIS, frequentato la scuola per un biennio, passato l’esame di stato finale, gli iscritti al nono ciclo dovranno superare un ennesimo concorso, che oltretutto muta la SSIS da ‘abilitante’ a ‘prerequisito’, traformandola – secondo la stessa finanziaria - da specializzazione post laurea a laurea di secondo livello. Così, se gli specializzandi non riusciranno a rientrare in graduatoria, il loro titolo avrà gli stessi diritti di coloro che avranno seguito un percorso più breve e meno impegnativo”.
“Il Pd deve comprendere che “il merito” non è uno spot elettorale ma un valore che va applicato. E’ perciò necessario varare un provvedimento urgente per evitare questa ingiustizia e dare la possibilità anche agli specializzandi del nono ciclo di usufruire dello stesso trattamento degli iscritti ai cicli precedenti e quindi di entrare nelle graduatorie” conclude Giorgia Meloni.

giovedì 3 aprile 2008