Una condanna a morte che quando verrà effettuata, sarà per di
più piena di sofferenza, in quanto Eluana non verrà più alimentata e quindi sarà lasciata morire di sete e di fame. Dicono "è una questione di diritto e di giustizia". Noi non ci stiamo. La vita umana è per noi superiore ad ogni questione, e sicuramente se vi sono un diritto e una giustizia, nessun magistrato in Italia e nel mondo dovrebbe avere i poteri per condannare a morte una persona Riprendendo le parole del giurista Francesco D'Agostino, con il caso Englaro "è stato introdotto in Italia un principio che non solo non appartiene alla nostra tradizione giuridica, ma che ripugna alla logica stessa del diritto: quello della disponibilità della vita umana e, soprattutto della vita malata in genere. In poche parole i magistrati hanno avvallato l'eutanasia senza avere il coraggio di chiamarla con il vero nome."
Nell'ipocrisia generale, che avvolge la bocciatura del ricorso e che quindi condanna a morte la povera Eluana, crediamo in un appello che coinvolgente che coinvolga tutte le istituzioni che possa scuotere le coscienze, smascherando la solita ipocrisia di chi porta avanti la cultura della morte . Siamo da sempre e saremo per sempre al fianco di chi difende la vita, dal concepimento fino alla morte naturale”.
Salviamo Eluana, salviamo le Istituzioni, salviamo la Costituzione, e la civiltà giuridica di cui essa rappresenta la sedimentazione.
É necessario che si levino voci chiare contro questa ferita al corpo sociale. Parliamo da semplici cittadini, ma anche da persone attente ai valori di una civiltà millenaria, che affonda le sue radici nel diritto romano: qui è in gioco uno dei più delicati equilibri della civiltà occidentale, della societas intesa come insieme di persone che lavorano, pensano, amano, soffrono, costruiscono, si interrogano, sognano un futuro, in una parola vivono.
Vivono insieme con la consapevolezza, forse latente ma mai del tutto spenta, che quello che si decide oggi per un caso concreto diventa subito un precedente, assumendo una forza potenzialmente distruttiva per una cultura plurisecolare, e come tale apre la porta a venti gelidi di morte.
Tutto un Corpo è minacciato dallo spegnimento arbitrario, voluto da noi, della fiammella del mistero e del travaglio di un suo piccolissimo ma unico e irripetibile membro.
Presto potrà riguardare tutti l'arbitrio di affidare ad una ricostruzione fatta da terze persone, per quanto ben intenzionate, l'espressione prima e la realizzazione poi della mia volontà attuale riguardo al bene più prezioso: la vita.
Nessuno ha il diritto - o peggio il dovere - di decidere, senza appello e senza possibilità di ricorso, che cosa voglio circa la mia vita.
Nessuno ha il diritto - o peggio il dovere - di determinare la mia volontà attuale solo perché oggi non sono in grado di esprimerla.
Nessuno ha il diritto - o peggio il dovere - di emettere su di me una sentenza di morte.
Possiamo oggi a cuor leggero assumerci questa responsabilità, che tocca noi e le generazioni future? Se non è cosi chiaro che possiamo, ed anzi è evidente che ci sono rischi gravissimi e pesanti incognite, fermiamoci!
Francesco Boezi, pres. Ag Alatri
mercoledì 26 novembre 2008
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