mercoledì 23 aprile 2008

Tibet...presto iniziative anche ad Alatri, intanto un riassunto storico.

DIRITTI CIVILI IN TIBET
TIBET: 56 ANNI TRA OCCUPAZIONE E INDIFFERENZA

Nel mondo esistono ancora molti paesi nei quali la Libertà di espressione religiosa è quotidianamente negata. Paesi nei quali anche i più elementari diritti umani sono negati con la violenza ed il sopruso. Paesi vittime delle angherie militari di "vicini" più forti. Paesi nei quali "COMUNISMO" fa ancora rima con "MORTE" e "SOPRAFFAZIONE". Tra questi c'è il Tibet.

Sono passati 56 anni esatti da quando le truppe cinesi invasero il Tibet. Oltre mezzo secolo di occupazione, di sopraffazione, di ferocia. Un mezzo secolo carico di sangue (1.200.000 morti), di distruzione (287 templi distrutti su circa 300), di repressione (migliaia di arresti e di esuli). Il Tibet, uno scrigno incontaminato, il tempio della spiritualità invaso dal materialismo e dall’arroganza di chi sognava la “Grande Cina”. Il Tibet, terra indipendente e viva da secoli rivendicata senza alcun diritto da chi ne ha cercato la distruzione e, col tempo, la sta ottenendo. Un popolo con una propria lingua (che non è quella cinese), con una propria religione (che non è quella cinese), con una propria specificità etnica (che non è quella cinese), con una propria storia (che non è quella cinese) che “naturalmente” viene costretta a sentirsi cinese. Una società tradizionale fondata sull’ordine arcaico, sulla figura del monaco e del contadino che si trova d’improvviso trasformata con le armi in un’accozzaglia di classi sociali: da una parte i “lavoratori” (chi accetta supinamente di essere sfruttato), dall’altra i reazionari” (chi non riconosce l’autorità cinese). Un popolo guidato da una figura, il Dalai Lama, costretta a fuggire nove anni dopo l’occupazione tra le umiliazioni e le bombe e tuttora esule, lontano dalla sua gente e dalla sua terra. Uomini e donne private, in patria, dei diritti elementari; obbligati a sottostare alle leggi del turbo-capitalismo in salsa comunista e della repressione del “Colpisci duro” dei generalissimi del regime. I monaci, figura di una centralità storica per il Tibet, costretti a prostrarsi con servilismo alle volontà delle Guardie Rosse che impediscono loro perfino di appendere il ritratto del Dalai Lama nei templi o0 nei luoghi di preghiera. I contadini, espropriati delle terre e privati di ogni identità, costretti a lavorare al soldo degli immigrati cinesi per due soldi. Istruzione, libertà di culto, diritti civili,libertà di espressione: parole che ormai non hanno più un senso. E l’Occidente? Dov’è finito l’Occidente paladino dei diritti , esportatore di democrazia e di libertà? Sono state varate tre risoluzioni ONU di condanna nei confronti dell’occupazione cinese, il Parlamento e il Congresso americano si sono espressi definendo “Illegale” l’azione di Pechino, un premio Nobel per la pace è stato consegnato al Dalai Lama. Ecco l’Occidente, qualche pezzo di carta non troppo offensivo e una statuetta, un’ infinità di lungaggini e di discorsi. Da una parte le sinistre europee che, alla timida ricerca di un’emancipazione dal comunismo “storico”, non hanno il coraggio di schierarsi apertamente e glissano. Dall’altra la destra, o presunta tale, troppo impegnata a discutere leggi per preoccuparsi di chi soffre a quindici ore di volo dai nostri Parlamenti e dalle nostre democrazie. Come sempre accade la necessità scavalca il principio. Si grida “al lupo” ma non si ha il coraggio di ostacolarne l’opera. E’ la legge dell’economia e del libero mercato che conta e d’altronde come dare loro torto: i lavoratori cinesi sono la manodopera utilizzata anche dalle “nostre” multinazionali. Qualcuno ha forse il coraggio di compromettere cotanta opportunità economica? No, nessuno alza l amano. E poi, lo sanno tutti, nessuno fa niente per niente. IL Tibet è una regione “autonoma” situata a nord della Cina e con un’altitudine media di 4.000 metri. Ergo: in Tibet non c’è petrolio, non c’è gas naturale, non ci sono vallate da trasformare in distretti industriali , non ci sono masse di consumatori pronte a strapparsi i capelli per l’ultimo cellulare alla moda. In Tibet ci sono montagne, monaci, contadini, templi, casupole e qualche pascolo: quale razza di profitto se ne può ricavare? L’unica attività tradizionale è quella tessile e di certo, essendo artigianale, non può essere paragonata alla produzione cinese di abiti a basso costo. Un conto è l’artigianato, un altro è la produzione di massa standardizzata... Provate un po’ a dire che preferite tutelare la prima e vediamo che succede. Si corre in aiuto di ciò che la gente conosce e comprende, di ciò che buca lo schermo o commuove lo l’animo sornione di quale moralista. Il Tibet non è niente di tutto questo poiché non buca lo schermo, non commuove e non fa notizia. Ecco la storia dell’ultimo mezzo secolo in Tibet, tra il sangue e l’indifferenza, tra la repressione qualche timida simpatia che non si mostra mai troppo evidente. E intanto, mentre noi discutiamo delle ultime nomination al “Grande Fratello” l’epopea del popolo tibetano continua imperterrita la sua marcia. Anno dopo anno siamo arrivati a contarne 56 e per ognuno di questi abbiamo contato migliaia di detenuti e di morti, di esuli e di perseguitati. Quando saremo arrivati a 100 il Tibet non esisterà più, sarà l’Atlantide del ventunesimo secolo, la “terra di mezzo” dove tutto scorreva con grazia e poi d’improvviso arrivano le armate del male a dettar legge. Ma in Tibet non ci sono maghi, anelli o armate della salvezza, al massimo qualche monaco in preghiera, l’unica arma possibile contro i mitragliatori dell’esercito cinese. Cosa ci resta da fare nel quotidiano? Parlarne, scriverne, attivarsi; arrivare a far sì che anche il Tibet buchi lo schermo ed entri nel circuito mediatico. E che la gente non creda più che quella terra magica sia solo il set di un bel film con Brad Pitt. (Articolo di Marco Scatarzi pubblicato sul N°37 di "LETTERATURA TRADIZIONE" diretto da Luca Gallesi)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

A quanto pare farete un odg sul Tibet, sono curioso di vedere come voterà il Pd!!!

Anonimo ha detto...

SEeeeeeeeeeeeeeee...come fai a spiegare alla gente del pd di alatri di cosa si parla? al massimo potete fare un odg sui cacciatori!

Anonimo ha detto...

Bè...non fatemi parlare di spiegare il problema Tibet a quelli del Pdl!!! E'vero che nel PD c'è gente come Gizzi, e in Programma Alatri lasciamo stare, ma nel pdl, a parte alcune eccezioni...stendiamo un velo peloso! ahahahahah